Ad Ali Spiegate: la valutazione di ADV sui percorsi di autonomia delle donne e dei loro figli e figlie

Il 27 ottobre 2026, a Roma, presso la Sala conferenze Emanuele Crestini, ISMA, sono stati presentati i risultati della valutazione del progetto Ad Ali Spiegate di Save the Children, realizzata dal Centro Dipartimentale ADV – Against Domestic Violence dell’Università di Milano-Bicocca. All’incontro hanno partecipato Daniela Belliti e Anna Gadda, che hanno condotto la ricerca sotto la responsabilità scientifica di Marina Calloni.

Guidato da un approccio olistico e integrato, il Progetto sostiene le donne e i loro figli e figlie nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza domestica e assistita, operando attraverso due dispositivi principali:

  • le doti, uno strumento di caring personalizzato articolato in interventi di autonomia per la donna e di protezione e benessere per i/le minori;
  • le borse lavoro per tirocini formativi finalizzati all’inserimento lavorativo delle madri.

Il Progetto è stato realizzato con otto centri Antiviolenza e case rifugio distribuiti a livello nazionale: il CAV Artemisia di Firenze, la Cooperativa Sociale Be Free di Roma, il CADMI – Casa delle Donne Maltrattate di Milano, il CAV La Nara di Prato, la Cooperativa Sociale Polo9 di Ancona, il CAV Spazio Donna di Caserta, il CAV SvoltaDonna di Pinerolo, il CAV Thamaia di Catania. Ha inoltre coinvolto attivamente le agenzie per il lavoro e le aziende del territorio per favorire i percorsi verso l’inserimento lavorativo e l’automotiva economica delle donne.

Approfondisci il Progetto Ad Ali Spiegate di Save the Children:

Una valutazione partecipata

La valutazione del Progetto conferma la necessità di leggere i percorsi di fuoriuscita dalla violenza in una prospettiva sistemica e relazionale, centrata sul nucleo mamma-figli/e e sulle interdipendenze che lo attraversano.

La valutazione ha assunto il processo di ricerca come occasione di apprendimento condiviso con tutte le realtà coinvolte. Il disegno di valutazione, co-costruito insieme alle referenti di Save the Children e dei centri antiviolenza e delle case rifugio partner, ha privilegiato i metodi qualitativi. integrandoli all’analisi quantitativa delle schede relative alle doti attivate. Gli strumenti sono stati definiti ponendo particolare attenzione a non interferire con i percorsi di fuoriuscita dalla violenza delle donne.

Accanto all’analisi di 219 schede relative alle doti attivate nel biennio 2024–2025, sono state:

  • realizzate 14 interviste semistrutturate alle realtà partner (referenti dei centri antiviolenza e delle case rifugio, agenzie per il lavoro e imprese);
  • raccolte le esperienze delle donne beneficiarie che hanno scelto di partecipare su base volontaria, attraverso un questionario anonimo compilato da 44 donne e interviste in profonditàcon otto di loro;
  • raccolte 11 testimonianze scritte che i bambini e le bambine hanno voluto lasciare.

Questo percorso ha permesso di approfondire gli effetti degli interventi sul benessere e sull’autonomia dei nuclei, sulle pratiche delle organizzazioni e sulle collaborazioni territoriali.

Qualche dato

Il Progetto ha raggiunto 149 nuclei, con 316 minori: le donne hanno prevalentemente, con figli e figlie in gran parte in età scolare e adolescenziale.

Sono state attivate 248 doti:

  • per i figli e le figlie (per es. attività sportive e musicali, centri estivi e sostegno scolastico);
  • per l’autonomia delle donne (per es. contributi per affitto e utenze, acquisto di arredi e conseguimento della patente);
  • per la coppia mamma-bambino/a, riconoscendo il valore delle esperienze condivise e dei desideri, oltre alla risposta ai bisogni primari (per es. servizi di conciliazione e opportunità di trascorrere vacanze insieme).

Dalle risorse economiche alle possibilità di scelta

Dalla valutazione emerge come le doti vadano oltre il sostegno economico e materiale: sono risorse relazionali, trasformative e abilitanti, capaci di incidere anche sul benessere emotivo e relazionale, sulla capacità progettuale e sulle opportunità di autonomia, sia delle donne sia dei loro figli e figlie.

La flessibilità, la personalizzazione degli interventi e la relazione di fiducia con le operatrici hanno consentito di riconoscere e valorizzare bisogni, desideri e aspirazioni, sostenendo la capacità di scelta e la progettualità delle donne e dei loro figli e figlie.

Gli interventi hanno contribuito all’autonomia abitativa e lavorativa delle donne, alle opportunità educative e di socializzazione di bambini, bambine e adolescenti e al benessere emotivo e relazionale dell’intero nucleo.

Un risultato centrale riguarda l’interdipendenza di questi effetti: il sostegno ai figli e alle figlie produce benefici anche per le madri, mentre il rafforzamento dell’autonomia delle donne favorisce la stabilità e la serenità dei figli e delle figlie.

Le testimonianze raccolte restituiscono il valore del sentirsi sostenute e sostenuti, credute e creduti, accompagnate e accompagnati nella ricostruzione della propria vita. La serenità, il recupero di una quotidianità e la possibilità di coltivare relazioni, passioni e aspirazioni emergono come elementi centrali del benessere e dell’autonomia. In questo senso, le doti rappresentano uno spazio concreto di possibilità, di libertà, di riconoscimento e di riappropriazione del futuro.

Pratiche, reti e continuità degli interventi

Il Progetto ha ampliato gli strumenti a disposizione dei partner e favorito il confronto tra metodologie e competenze, rafforzando le collaborazioni tra centri antiviolenza, case rifugio, agenzie per il lavoro e aziende. Gli interventi si sono sviluppati in integrazione con i servizi pubblici e le opportunità territoriali, facendo emergere anche differenze tra territori e carenze nelle reti di welfare.

Questi risultati confermano la necessità di leggere i percorsi di fuoriuscita dalla violenza in una prospettiva sistemica e relazionale, attenta ai bisogni specifici delle donne e dei loro figli e figlie e alle interdipendenze che li attraversano.

Ricadute simboliche e culturali del progetto

La valutazione ha evidenziato anche ricadute sul piano simbolico e culturale. Ha dimostrato come le risorse economiche possano essere concepiti come dispositivi di cura e di agency .Poiché la violenza maschile si struttura anche attraverso relazioni economiche asimmetriche, fondate sul controllo delle risorse e sulla dipendenza materiale, l’accesso al denaro e al lavoro non è neutro, in quanto snodo centrale nelle dinamiche di potere.

L’autonomia economica che emerge dal Progetto non si configura come competizione individuale o affermazione meritocratica, ma come processo di riappropriazione della capacità decisionale. La riduzione della dipendenza economica dall’autore di violenza incide su una delle leve strutturali del controllo patriarcale. In questa prospettiva, le doti contribuiscono a un processo di depatriarcalizzazione delle relazioni economiche: il denaro smette di essere strumento di subordinazione, l’autonomia economica diventa condizione di scelta, la maternità non è più terreno di ricatto economico ma spazio di responsabilità sostenuta.

Il Progetto ha inoltre fatto emergere e riconoscere desideri, talenti e aspirazioni, e anche bisogni che spesso, in condizioni di fragilità e violenza, restano invisibilizzati; ha rafforzato l’approccio di una presa in carico lontana dall’assistenza e orientata verso l’autonomia.

La richiesta di continuità espressa dai soggetti coinvolti sottolinea l’importanza di rendere sostenibili nel tempo questi strumenti: i percorsi di fuoriuscita dalla violenza richiedono risorse, tempi adeguati e un accompagnamento capace di sostenere insieme protezione, autonomia e possibilità di costruire il proprio futuro.

Materiali e approfondimenti

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